Invernale Parete Nord Adamello

Via Hello woman of my dreams. Nelle condizioni invernali e molto secche in cui l'abbiamo scalata noi M7 ed AI5+ X; 700 metri di sviluppo.

I giorni 2-3-4 marzo 2021 con Francesco Nardelli abbiamo vissuto una bellissima avventura invernale sulla parete nord dell'Adamello. Il primo giorno abbiamo fatto con gli sci l'avvicinamento da Temù fin sotto parete, che d'inverno con la strada chiusa è veramente lungo. Abbiamo piazzato la nostra piccola tendina su un dosso rialzato del ghiacciaio, al riparo da qualsiasi pericolo oggettivo. Il giorno successivo abbiamo salito la via e siamo ridiscesi per il canale degli inglesi e rientrati la sera a dormire in tenda. Il terzo ed ultimo giorno siamo ridiscesi alla macchina.
Tutto ciò di cui abbiamo avuto bisogno per questi tre giorni era nei nostri zaini, non abbiamo usufruito di nessun aiuto esterno, neanche per dormire, visto che abbiamo usato tenda, materassino e sacco a pelo invece del bivacco invernale del Rifugio Garibaldi.
Io, come al solito, ho scalato direttamente con i miei scarponi da sci, progettati per le gare di scialpinismo, ma perfettamente adattabili per scalare, in quanto leggeri e mobili. Franz, avendo dei pesanti scarponi da sci classici, si è invece dovuto portare nello zaino degli scarponi per arrampicare.

Abbiamo subito visto che le condizioni della parete erano molto secche e l'unica linea che ci sembrava fattibile era Hello woman of my dreams, aperta in solitaria da Andrea Mutti nel 1989. 

Normalmente la parete va in condizioni in autunno e in primavera, dunque visto che noi siamo andati in inverno, ci aspettavamo di trovarla in condizioni secche, ma non che ciò causasse un'arrampicata così tanto più impegnativa rispetto al solito. La nostra via, quando è ben formata e smaltata da abbondanti colate di ghiaccio, al massimo oppone difficoltà di M5, invece quello che abbiamo trovato noi, non era semplicemente un po' più difficile, ma proprio tutto un altro mondo, visto che nella prima parte abbiamo affrontato diversi tiri che senza ombra di dubbio non erano più facili di M7. Nello stesso identico punto dove noi avevamo tiri di M7 quasi completamente su roccia, ho visto foto di persone che scalavano su del ghiaccio bello spesso e ripido non più di 80 gradi. D'altronde il bello dell'arrampicata mista è anche questo, della stessa via tutto può essere completamente diverso ad ogni salita …

Affrontare tali condizioni con una sola serie di friend affiancata da una mazzetta di nuts e qualche chiodo, ci faceva sentire praticamente nudi sulla parete. Procedevamo lentamente con tiri corti, non potevamo fare diversamente. Però l'arrampicata era splendida e ci si proteggeva sempre molto bene, solo che con qualche friend in più al nostro imbrago, ci saremo mossi più velocemente. Torcere le picche nelle perfette fessure di granito che si trovavano nelle sezione bassa della via, mi ha regalato una delle arrampicate più belle della mia vita. 
In parete faceva veramente freddo, appena arrivavamo in sosta, dovevamo immediatamente indossare piumini e guanti da Himalaya. Dunque la scelta di scalare con uno zaino a testa si è rivelata davvero fondamentale.
Passata con quattro difficili tiri la sezione bassa - che nel nostro caso si rivelerà la chiave di tutta la salita - abbiamo raggiunto la porzione centrale, dove finalmente c'era del ghiaccio, anche se molto esile e quindi improvvisamente non era più possibile proteggersi bene come prima. Abbiamo accettato il gioco, scalando lontano dalle protezioni, ma la nostra arrampicata finalmente è diventata fluida, veloce e fatta da lunghi tiri. Anche la temperatura si è alzata leggermente, insomma tutto ha preso a girare per il verso giusto. Rapidamente ci siamo portati sotto la "headwall", l'ultimo terzo di parete, che normalmente costituisce il tratto chiave di tutta la salita. Prima di affrontarla, abbiamo fatto una pausa per rifocillarci, sciogliendo qualche litro d'acqua con il fornelletto e mangiando gel e barrette.

La "headwall "doveva essere la sezione chiave, ma rispetto a quanto affrontato sotto, era decisamente più facile. Questo perché le condizioni secche, non hanno modificato più di tanto questa sezione, che non ha mai molto ghiaccio da offrire, dunque non l'abbiamo trovata tanto diversa rispetto al solito. Gli unici tre chiodi incontrati su tutti i 700 metri, difatti, li abbiamo trovati su quello che per noi era il tiro più facile di tutta la via. D'altronde era un tiro intorno ad M5, normalmente la difficoltà massima dell'itinerario, mentre noi sotto abbiamo scalato sempre su difficoltà maggiori. Piuttosto qualche opposizione in più l'abbiamo avuta sul penultimo tiro, su una sezione ripida di roccia non solidissima, un vecchio tricam incastrato era il segnale che altri erano passati di li, ma probabilmente stando a sinistra si poteva evitare quest'ultima "rognetta" prima della cima. Gli ultimi 70/80 metri li abbiamo fatti in conserva e siamo così riusciti a bucare la cornice sommitale al calar della notte. La cima con la croce di vetta era alla nostra destra, pochi metri sopra di noi. 
La soddisfazione era enorme, avevamo vissuto una vera avventura invernale su una parete nord, che ci ha regalato un'arrampicata indimenticabile, di primissima qualità. Non c'era un tiro che non fosse stato splendido, mai avrei immaginato di trovare così tanto sulla nord dell'Adamello. La linea ci ha regalato tiri in fessura, in placca e su strapiombo "total dry", poi misto di primissima qualità e Alpin Ice stupendo, anche se a volte al limite dell'arrampicabile da quanto era fine. Verrebbe da dire che se avessimo trovato buone condizioni e avremo arrampicato tutta la via su un nastro omogeneo di ghiaccio, forse ci saremo quasi annoiati, così invece è stato indimenticabile.
Naturalmente dopo dodici ore di impegnativa arrampicata, all'uscita della parete eravamo piuttosto stanchi, così quando siamo tornati al nostro bivacco, la nostra piccola tendina ci sembrava il posto più accogliente del mondo. L'ultimo giorno non ci restava che mettere gli sci e scendere giù verso valle. Abbiamo sciato su una infida crosta, che sommata agli zaini pesanti, ha reso la discesa una vera agonia. Pazienza, è stato il prezzo da pagare per questa bellissima avventura.


Durante l'avvicinamento si vedono le cascate Madonnina e Funicolare, sullo sfondo la nord dell'Adamello ancora lontana.


Il primo dei tiri difficili nelle sezione bassa, dopo una breve partenza su ghiaccio, arriva una placca con delle bellissime fessure.

Franz scala le bellissime fessure e mi raggiunge in sosta.


Il tiro successivo è corto ma intenso, un traverso in strapiombo a ottimi ganci ma con un duro ribaltamento in cengia. Nella foto Franz mi raggiunge in sosta.


Tocca a Franz andare da primo e la difficoltà non accenna a diminuire, il diedro dove si scalerebbe di solito è coperto da neve inconsistente, dunque impraticabile, deve così inventarsi un difficile tiro su roccia e misto fuori dal diedro.


Finalmente un po' di ghiaccio ...

Il primo tiro della "headwall".

Ultimo tiro su bella roccia, dopo che il precedente era un po' friabile.