Ortles - Marltgrat

2150 m di dislivello; 22 km; D; III+/IV su roccia; max 60/65 su ghiaccio. 


Nessuno che arriva a Solda può fare a meno di notare questa bellissima cresta, che con una linea davvero elegante sale dritta in cima appena accanto alla famosa parete nord. Su tutto l'arco alpino non sono molte le creste a vantare una linea così attraente ed evidente, questo  farebbe pensare a chiunque, non ben informato, che sia una delle più ambite e ripetute vie di salita all'Ortles. Invece, come testimoniato dal libro di vetta, dal 2002 ad oggi(2019) le ripetizioni risultano essere soltanto poche decine. Il motivo è la terribile reputazione di roccia marcia che si trova lungo tutto l'itinerario. Secondo me non merita questa fama negativa, certo non si trova il granito del monte bianco, ma scalando con attenzione e mantenendosi sul filo di cresta, si scala generalmente su roccia accettabile. 

Relazione:

Visto che si trovano pochissime informazioni su questa cresta, provo a scrivere qualcosa, sperando possa essere utile a qualcuno.

Considerazioni personali: Trovare il percorso migliore non è sempre scontato, io ad esempio, devo aver azzeccato la linea più facile possibile, in quanto non ho mai scalato su difficoltà superiori al III+ in roccia. Per fare un paragone, ho trovato più difficile un passaggio sulla Eselsgrat al Piz Roseg che è valutata AD+... Piuttosto sulla Marltgrat il tratto chiave è risultato il pendio finale di ghiaccio(tratto in comune con la con la nord) che arriva a toccare i 60/65 gradi, particolarmente impegnativo con una picca sola(purtroppo non ero a conoscenza di questo passaggio e avevo portato un solo attrezzo).  Mentre le due cordate di amici dietro di me, pur mantenendosi sul filo di cresta, hanno scalato fino al V su roccia, e dopo un confronto, abbiamo visto che erano passati di pochissimo accanto a dove ero passato io. Dunque è un attimo sbagliare e tra il III+ ed il V c'è una bella differenza in una salita di questo tipo. Se si azzecca il percorso giusto sul filo di cresta, risulterà una piacevole salita con pochi tratti veramente marci, aldilà che si scali sul III o sul V, ma se invece il filo di cresta viene abbandonato, si rischia davvero di finire nel peggiore incubo che un alpinista possa immaginare.
E' possibile effettuare la salita in più cordate contemporaneamente, a patto di mantenere rigorosamente almeno uno, ma meglio due torrioni di distanza, perché dato il terreno marcio, sarà impossibile non far cadere sassi. Lungo il canale sulla sinistra arrivano continue scariche, alcune piuttosto impressionanti, ma la cresta fortunatamente risulta sicura in quanto non viene assolutamente coinvolta.

Materiale: Classico per itinerari di questo tipo, in più due piccozze per il tratto finale. Tenere presente che in tutti gli oltre 1200 m di dislivello della via, abbiamo trovato soltanto un cordone per calarsi da un gendarme e due chiodi, più un ometto e il libro di vetta.

Si parte dal parcheggio della Funivia Orso che porta alla K2 Hutte. Si imbocca un ripidissimo sentierino che, restando quasi sempre sotto l'impianto, porta alla K2 Hutte. La pendenza di questo sentiero è molto alta, alla fine risulta essere più ripido della cresta stessa! Dalla K2 Hutte puntare l'evidente cresta, guadagnando il crinale percorso da un'ottima traccia ben segnata. Giunti alla Madonnina, la traccia si esaurisce e inizia la cresta vera e propria. Fino ad adesso percorsi circa 800/900 m di dislivello. Da qui in avanti si entra in un terreno d'avventura e non si troverà quasi nessun segno di passaggio. Fondamentale tenere sempre il filo di cresta, ad ogni costo, anche i gendarmi vanno saliti e poi eventualmente ridiscesi, se si prova ad aggirarli o abbandonare il fio di cresta ci si troverà in un incubo di sfasciumi e roccia marcia estremamente pericolosa. Inizialmente la cresta non guadagna tanto quota, ma si affrontano vari gendarmi. Terminato questo tratto, la cresta si fa più ripida e si salgono vari grossi torrioni con passi intorno al terzo grado su roccia spesso abbastanza buona. Il primo segno di passaggio lo si trova su un gendarme dove è attrezzata una vecchia calata su spuntone da dove con una brevissima doppia ci si cala. Utile portare uno spezzone di corda da abbandono per sostituire il materiale presente in loco, messo piuttosto male. In alternativa(come ho fatto io) è possibile disarrampicare su terreno marcio(II+). Si prosegue la salita fino ad arrivare ad una zona che, in caso di assenza di neve, risulta essere la peggiore della salita, ovvero un ripido pendio ghiaioso/argilloso di circa 100 m di dislivello. Guadagnata nuovamente la roccia, si arriva presto al libro di vetta, fissato con un fix alla parete. Sopra il contenitore del libro di vetta, è presente un chiodo con cordone, che potrebbe indurre ad andare su dritti. Invece accanto al contenitore metallico è stata dipinta una freccia con vernice rossa che indica verso destra, difatti bisogna proprio spostarsi di un paio di metri a destra, guadagnando il filo dello spigolo. Entrambe le cordate dietro di me sono andate dritti sopra il chiodo trovando difficoltà di V grado, invece che III come ho trovato io sullo spigolo. Si prosegue fino a giungere all'ultimo ostacolo su roccia, che si supera con un delicato passo di III grado esposto sulla sinistra del filo di cresta, non facile da scovare(dritti sul filo è V grado). Adesso senza più difficoltà si arriva al primo brave tratto di cornice nevosa e si calzano i ramponi, quando ormai mancano meno di 200 metri alla vetta. Si segue la cornice fino al prossimo gendarme roccioso, che si sale senza alcuna difficoltà ramponi ai piedi, per poi guadagnare una nuova affilata cornice di neve. La si percorre fin quando essa si esaurisce in un ripido pendio ghiacciato. Adesso si è al margine sinistro della parete nord dell'Ortles e dunque il pendio è a tratti piuttosto ripido(picchi di 60/65 gradi). E' soltanto l'ultimo sforzo, presto il pendio si abbatte e riavvicinandosi al filo di cresta si guadagna facilmente la vetta, sbucando esattamente sulla croce. Non resta che ridiscendere la via normale per i rifugi Payer e Tabaretta, fino a tornare al parcheggio.


Salita effettuata il 5 luglio 2019 in solitaria in 5 ore e 10 minuti dalla valle. In realtà con me c'erano gli amici Rolando Varescco, Elisabetta, Stefano e Luca che dietro di me hanno salito la cresta in due cordate. Anche loro hanno affrontato la salita principalmente senza usare la corda, tranne in due brevi passaggi dove su roccia hanno scalato sul V grado e dunque giustamente hanno preferito legarsi. In discesa dalla crepacciata via normale, mi sono legato a loro.
Come materiale avevo uno zainetto da 20 litri, un paio di moschettoni, tre cordini in kevlar, imbrago leggero da scialpinismo, ramponi in acciaio, una piccozza, casco, guantini leggeri, otto barrette, un salamino, bastoncini. Non ho portato la corda. Purtroppo avevo soltanto 1.5 litri di acqua, in quanto mi sono accorto solo alla partenza che il mio inseparabile camelbak da tre litri perdeva. L'unica cosa che avevo in macchina era una bottiglia da 1,5 litri e per me 1,5 litri sono davvero pochi, difatti ho patito la sete come non mai, sarei stato sicuramente più veloce con il doppio dell'acqua.